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Napoli
ha sfornato sempre talento e fantasia, per quanto concerne
l'arte in generale. Sicuramente, uno dei terreni più
fertili e per i motivi più disparati è quello
del teatro. "
E fuori nevica!" rappresenta
un' opera d'arte in questo senso e sicuramente diventerà
un classico nel panorama artistico italiano. Ben assortiti
i personaggi: Stefano (Buccirosso), grande nella sua "normalità";
Enzo (Salemme), "l'artista" che lascia un segno
perché e' il più scaltro della famiglia,
anche se e' il più solo di tutti. Il notaio (Casagrande),
che, con un'impronta decisa, ha il difficile compito di
fare luce in un'eredità da dividere. Infine Cico
(Paone), morbosamente legato alla loro madre che, morendo,
ha vincolato a lui, i suoi fratelli Enzo e Stefano, obbligandoli
ad avere cura di lui ed a non abbandonarlo. Cico è
il fulcro di un dramma che si può definire tale
solo al momento della chiusura del sipario. Solo allora,
infatti, si tira il fiato, dopo l'incessante susseguirsi
delle esilaranti fasi che si susseguono a ritmo serrato;
ed e', proprio in quello stesso momento, che nasce un
sentimento di nostalgia nei confronti di Cico. Una voglia
di tenerezza: eco che il lavoro teatrale entra direttamente
nel cuore della gente, facendo pensare a Cico che, pur
non essendo eroe di fatto, vive nel dramma della sua diversità,
soprattutto da quando la mamma è morta per un grave
male. "
E fuori nevica!" e' come un' orchestra
jazz, dove l'armonia della recitazione fa da sfondo ad
"assoli", proprio in virtù dell'opera
resa contesto di una complementarità in cui, i
personaggi, sono sapientemente agganciati l'uno con l'altro.
Claudio Pellegrino, Gallarate (Va) |

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